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La Tradizione del Tantra

4 gennaio 2010 alle ore 11:34

 

La tradizione del Tantra Yoga, una delle prospettive induiste più classiche, è stata fondata, secondo la leggenda, da Sadashiva, nell'India orientale, più di settemila anni fa. Sadashiva (o, più semplicemente, Shiva), in questa accezione, è il mitico iniziatore, la figura primordiale del Padre, un essere sospeso tra Terra e Cielo, Maestro in cui il Divino si incarna per dare forma al Mondo, introducendovi il concetto di civiltà (oltre alla tradizione tantrica, Sadashiva è considerato il fondatore dei costumi, della musica e dell'arte in generale).


Il termine Tantra compendia le nozioni di Liberazione e di Espansione: si tratta, in pratica di una scienza sacra che permette di accedere all'Assoluto (Brahma), attraverso tecniche di espansione psichica e corporea che concernono anche, ma non esclusivamente, l'eros individuale, di coppia o di gruppo. E' una metafisica del sesso che permette, se seguita con l'ausilio dello studio dei testi tradizionali e di un insegnamento qualificato, di uscire dalla sfera individuale, dal mondo per come lo intendiamo normalmente, e di percorrere itinerari che liberano dai condizionamenti e dalle limitatezze, dapprima la psiche, poi la mente spirituale, infine l'intero cosmo, nel momento in cui si riesce a realizzare l'identificazione tra se stessi e il cosmo.


La tradizione tantrica considera come agente, nel mondo ordinario, una forza che è Potenza Assoluta, pura manifestazione dell'azione dell'Assoluto, e che va sotto il nome di Shakti. Le tecniche di espansione sessuale, tesa alla liberazione, non sono altro che accorgimenti per imparare a guidare Shakti in noi, poi fuori di noi, uscendo dalla limitatezza dell'esperienza e in vista di un'illuminazione finale. 

L'atto sessuale scatena una potenza che va ben al di là del piacere, tuttavia amplificandolo. Le tecniche della tradizione Tantra sono azioni e posture che, allargando la sfera del piacere erotico, sfruttano appieno questa potenza dell'amore sessuale.


Si legge nel Guhyasamaja Tantra che "nessuno riesce a ottenere la liberazione se si impegna in pratiche difficili e tormentose; la liberazione può essere raggiunta soltanto attraverso l’appagamento consapevole di tutti i desideri". Oltre a creare un ponte tra sessualità e spirito, il Tantra congiunge due direzioni della ricerca spirituale che in altre scuole vengono tenute distinte: Controllo ed Estasi. Nel Tantra l’oggetto della ricerca è principalmente quella vibrazione della coscienza che fa incontrare questi poli opposti dell’esperienza soggettiva, lungo due strade, quella attiva e quella passiva, che vengono praticate entrambe dai tantristi.


Il Tantra ebbe il suo periodo di maggior fioritura tra il x e il xii secolo dopo Cristo, nel Nord dell’India, e fu in seguito soppresso, con il prevalere della religione islamica. Sopravvisse tuttavia in sétte e scuole segrete e migrò in Cina. In Tibet, invece, al riparo dagli influssi di altri popoli, il Tantra si commisionò con il buddhismo e il Bon, l’antica religione sciamanica. Col passare dei secoli, anche in Tibet alcune scuole – come la Gelugpa – iniziarono a prender le distanze dalle pratiche sessuali del Tantra rosso (o Tantra della mano sinistra), facendo oggetto della ricerca l’unione tra il maschile e il femminile sul piano energetico, senza badare più al contatto fisico: questa versione più metafisica costituisce la versione tradizionale del Tantra bianco (o Tantra della mano destra).


Soltanto il sette per cento dei testi tantrici, che prescrivono in genere mantra mandala e ritologie etrogenee, è dedicato alle tecniche erotiche. Il rituale che coinvolge il sesso è detto pancha-makara (ovvero, rituale delle cinque M): "Gli adepti del Tantra della mano sinistra (o Tantra rosso) bevono vino (madya), mangiano carne (mamsa), pesce (matsya) e un cereale afrodisiaco (mudra) e si uniscono sessualmente (maithuna)". 

Sono prescrizioni che, prese alla lettera, ben poco significano all'uomo contemporaneo, ma che hanno una risonanza profonda, che svela il fine del Tantra: il congiungimento dell’energia di Shakti con la consapevolezza di Shiva. 

Oggi, i rituali classici e riadattati sono tecniche dell’unione del femminile con il maschile: situazioni sessualmente intense, in cui l’energia del cuore raggiunge una profonda commozione sia nell’uomo che nella donna. Ed è proprio questo che distingue un rituale tantrico da una volgare orgia: l’atmosfera rispettosa, nata dalla fusione di un’alta energia e della consapevolezza, nella radiazione dell’amore.



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Le Posizioni

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Il piacere femminile: per la tradizione tantrica, la donna è Donna, cioè centro metafisico del rapporto erotico, attorno a cui ruota il processo di realizzazione. Una complessa ritologia è prescritta dai testi tantrici affinché la donna riceva piacere preliminare, in modo da predisporsi per il risveglio delle componenti maschili e femminili che si scontrano e si armonizzano durante il rapporto (tra l'altro, le antichissime istruzioni tantriche hanno trovato, nella moderna fisiologia, una sorprendente conferma, poiché l'epidermide femminile è dotata di più terminazioni nervose di quante sono a disposizione del maschio). La penetrazione del Lingam (il membro maschile) nella Yoni (la vagina) è accompagnata dalla stessa complessa cautela rituale, riflettendo il rapporto amoroso dinamiche energetiche che pertengono ad altri, e più altri, livelli.

Il piacere maschile: a differenza dell'impostazione occidentale, per il tantrismo l'orgasmo non è tanto lo scopo dell'atto sessuale, quanto uno stato energetico che permea l'essere, e che può essere sperimentato in maniera continuativa. A tale fine, esiste un insieme di tecniche che permettono al maschio il prolungamento o l'esperienza multipla dello stato orgasmico, senza giungere all'eiaculazione. E' tramite simili tecniche, che consentono di controllare il respiro e lo stato di tensione muscolare, che il Tantra diviene un metodo del tutto naturale di amplificazione del piacere (tra l'altro, i sessuologi pongono l'accento sulla frigidità maschile, che è slegata dall'eiaculazione, la quale non è sempre sinonimo di soddisfazione erotica).

Kundhalini Yoga: l'energia shaktica (riflesso della Potenza che dà esistenza all'universo) risiede, secondo la tradizione Tantra, in ognuno di noi. E' detta Kundhalini, ed è simbolizzata da un serpente, annodato su di sé e in stato di riposo, in corrispondenza del primo chakra. Il Kundhalini Yoga permette, attraverso una autentica tecnologia sacrale, di risvegliare quest'energia, mettendola in grado di toccare tutti i chakra: un'operazione che ha conseguenze sul piano fisiologico (aumentando a dismisura il piacere durante il rito erotico) e spirituale (preparando alla Liberazione). A seconda delle tradizioni (come quella chiamata Bhakti), il risveglio di Kundhalini si esplica tramite estasi o attività inconsce o meno. Esso viene stimolato tramite esercizi di controllo del respiro, mirati a un'armonica circolazione della forza vitale (prana), identificata con la corrente energetica associata al respiro. Posture (mudra) erotiche e sequenze di posture sono elementi decisivi alla riuscita dei riti tantrici, così come l'emissione di suoni (mantra) che possiedono vibrazioni tali da agire sulla struttura profonda dell'essere.

Il tocco: toccare zone energeticamente significative del corpo del partner aumenta il circolo shaktico che porta all'estasi la coppia. L'esperienza del tocco (morbido, guidato dai segnali di piacere del partner, al tempo stesso trasognante e consapevole) avvicina i corpi e le menti dei due amanti. Toccare, per esempio, l'area corrispondente alla zona del cuore, giocandovi per un periodo che varia da tre a dieci minuti, permette un ampliamento delle capacità percettive e uno sprofondamento totalizzante nella corrente spirtuale che unisce i due soggetti.

Mantra: dei Tantra: Ham, Yam, Ram, Lam, Vam: sono i suoni che, ripetuti ritmicamente, permettono di attivare i cinque chakra principali, armonizzando, mediante il rapporto erotico, zone psicologiche in corrispondenza con zone fisiologiche.

Posizione dello Sbadiglio: è uno dei mudra che permettono più agevolmente il controllo del respiro e, quindi, dell'orgasmo. La donna si mette a schiena a terra, le gambe sulle spalle dell'uomo. E' soprattutto il ritmo della penetrazione e del respiro a essere al centro di questa tecnica: dapprima con nove penetrazioni profonde e una più superficiale e lenta, poi passando a otto del primo tipo e due del secondo, quindi a sette e tre, e così via. L'intera fisiologia del rapporto erotico condotto in questa maniera verrà esaltata, sotto ogni aspetto.

Posizione della Farfalla: l'uomo si mette disteso con la schiena a terra, le gambe non piegate né flesse; la donna si mette sopra l'uomo, circondando, con le sue gambe, le gambe del partner; è lei che si muove e controlla il ritmo della penetrazione, aiutandosi con le mani e piegandosi, con il suo volto, verso il volto dell'uomo.

Posizione Yab Yum: uno dei mudra tantrici fondamentali, consistente in una sorta di posizione Fiore di Loto incrociata: l'uomo incrocia le sue gambe sostenendo la donna, che a sua volta incrocia le gambe intorno all'uomo; i due amanti sono faccia a faccia, mani nelle mani, e il circolo della potenza shaktica è al suo massimo.



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I CHAKRA

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I chakra sono uno dei fondamenti delle tecniche tantriche, elementi di una fisiologia sottile e invisibile, ma esistente ed efficace, sui quali lo yoga tantrico lavora per espandere la percezione del piacere e permettere all'individualità di espandersi fino al punto di uscire da se stessa. L'anatomia chakra è stata sfruttata dal baillamme pseudoesoterico (al punto da venire citati in maniera sarcastica in un romanzo pulp di Aldo Nove: "I chakra, sono un insieme di palle che tu sei"). Essa, tuttavia, è una mappatura fisiologica dell'antica tradizione medica induista, l'Ayurveda, la cui purificazione e il cui corretto funzionamento costituiscono uno dei passi iniziali nel cammino verso la Liberazione.
I chakra sono punti energetici dislocati lungo la colonna vertebrale, in numero di sette. Convogliano energie, dispendandole e attraendole, e sono configurati come doppi imbuti che ruotano su di sé, convergendo in un unico punto interno, che è l'autentico cuore del chakra. Sono, insomma, doppie ruote di energia vibratoria e spirituale, che si allargano verso l'esterno. Dalla loro eventuale chiusura, derivano blocchi e traumi di ordine spirituale e psicologico, o fisico addirittura: l'intervento del medico di tradizione ayurvedica è spesso mirato alla riapertura e al movimento armonico di questi centri energetici. Vediamoli in dettaglio:

Primo chakra: è posto in corrispondenza del perineo. Da lì si apre verso il basso, verso la terra alla quale è strettamente correlato. La sua energia è l’energia vitale che nutre tutti gli altri chakra, ed è perciò detto "fonte". Il suo tema principale è la connessione e la separazione. Per varie ragioni di ordine culturale e storico, è raro trovare una persona con un 1° chakra aperto e armonico. E' molto usato nel Tantra, poiché offre una fonte inesauribile di energia, utile nelle pratiche meditative più avanzate.


Secondo chakra: si trova 5 centimetri al di sopra dell’osso pubico. Non va confuso con il chakra detto "hara" (posizionato 5 cm sotto l’ombelico), predisposto ad altra funzione. Il secondo chakra è la sede dei sentimenti. Vi sono immagazzinate tutte le esperienze del passato che riguardano l’intimità ed il rapporto. Per questo motivo, quando si opera su tale chakra, emergono episodi dell’infanzia, ed emozioni a essa connesse. La pigrizia, il frequente senso di stanchezza, o la voglia di far niente risalgono generalmente a esperienze del genere.


Terzo chakra: è situato all’altezza del diaframma, alla base dello sterno. È correlato al plesso solare, così detto per via della sua energia radiante che assomiglia a un sole. Nella tradizione sufi viene considerato il secondo cuore. La tendenza a creare le proprie relazioni a partire da questo centro energetico è molto diffusa, soprattutto nell’ambito lavorativo. Quando il terzo chakra diventa predominante, si tende a sentirsi subito in competizione e a paragonarsi con gli altri. E' anche la sede dell'immagine di noi stessi.


Quarto chakra: è situato sul petto, in corrispondenza della parte alta dello sterno ed è la sede dell’energia del cuore e dell’accettazione di ciò che noi siamo in ogni momento. Senza la sua energia non è possibile comprendere realmente nessuno degli altri chakra. Questa accettazione di noi stessi rende possibile un’evoluzione verso una maggior chiarezza e purezza, il che in una parabola di Buddha, è raffigurato nell’immagine del loto, che sorge dal fango. Esso è simile a una porta che si apre, sia verso i primi 3 chakra emozionali-fisici, sia verso i chakra spirituali. Senza la sua energia non è possibile fare alcun progresso né dal punto di vista sessuale né da quello spirituale.


Quinto chakra: è situato all’altezza del piccolo incavo alla base del collo, là dove terminano le clavicole. Quando è armonioso, le parole sono sempre connesse con le esperienze, con il corpo e con il profondo di noi stessi. Quando è poco sviluppato, ci si sente insicuri e si è timidi, si ha paura del giudizio altrui.


Sesto chakra: è connesso con la percezione extrasensoriale. È situato sulla fronte, nel punto in cui le sopracciglia sono più vicine a congiungersi; per tale ragione, viene anche definito "terzo occhio". Se il sesto chakra è armonioso, sipercepiscono connessioni che vanno ben oltre il proprio mondo personale, e che si presentano come un’ampia rete, vista nel suo insieme, come dall’alto, riuscendo a collegare facilmente fatti e persone, e a percepire e comprendere cause ed effetti in un senso più ampio di quello in cui gli altri li intendono solitamente.


Settimo chakra: è posto alla sommità della nuca, e chi lo ha aperto sprigiona un’attrazione quasi magica. Al semplice avvicinarsi a uomini che hanno il settimo chakra radiosamente aperto, si prova per loro una sorta di incondizionato amore. Quando questo chakra è chiuso, d'altro canto, si è imprigionati nell’io e si avverte continuamente un senso di separazione da se stessi, senza esserne ben consci. Quando, improvvisamente, esso si apre, diventa la porta per giungere oltre il sé, e per connetterti con il tutto. Qualsiasi evoluzione spirituale va di pari passo con l’evoluzione sessuale: più si apre il settimo chakra e più si apre il primo, e viceversa. La sua apertura è il fine del Tantra, la porta che si spalanca per fare passare Kundhalini, l'immagine della consapevolezza che si è il tutto, che noi stessi e l'Assoluto siamo un'unica cosa.

Narayana


 

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