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Mahabharata

 

BHISHMA PARVA

 

90
Il secondo giorno

  Con l'immagine di Bhishma ancora davanti agli occhi, i Pandava schierarono le loro truppe nella forma chiamata krauncha, ritenendola più efficace a contrastare la sua azione. Vedendo ciò, Duryodhana si allarmò e andò da Drona e Kripa, i quali lo incoraggiarono con parole sagge.

  E i due eserciti si ritrovarono ancora l'uno al cospetto dell'altro.

  Lo scenario di morte non fu meno terribile del giorno precedente: in pochi minuti il massacro si ripetè in maniera cruenta: il sangue cominciò a scorrere a ruscelli, i corpi umani ad ammucchiarsi l'uno sopra l'altro, insieme a quelli dei cavalli e degli elefanti e sopra il campo, in attesa di iniziare il loro pasto, volavano i falchi, gli avvoltoi e i corvi.

  Quando videro avvicinarsi Bhishma, un grande numero di eroi Pandava, fra cui Abhimanyu, Bhima e Satyaki conversero in quella direzione, tentando inutilmente di fermarlo e di ricacciarlo indietro; ma l'anziano sembrava più un essere sovrannaturale che un uomo, e non c'era maniera di arrestarlo. Era come un tornado che al suo passaggio lascia solo distruzione.

  Il figlio di Indra, avendo sentito il frastuono assordante di quella devastazione, si rivolse a Krishna e disse:

  "Ascolta questi tremendi boati: sono prodotti dalle armi celestiali di Bhishma. E le grida appartengono ai nostri soldati che fuggono. E ascolta questi sibili: sono le sue frecce che cercano vite da spegnere. O Krishna, portami immediatamente dal grande figlio di Ganga, o egli incenerirà il nostro esercito in pochi secondi."

  Quando furono sul posto, Arjuna non potè fare a meno di fermarsi un momento ad ammirarlo. Se non fosse stato per il fatto che stava perdendo tanti bravi soldati, non si sarebbe mai stancato di vederlo lottare. Ma poi decise di agire e gli si lanciò contro.

  Vedendo avvicinarsi Arjuna, Bhishma lasciò perdere il crudele massacro di tutti quei soldati che nonostante il loro grande valore militare erano veramente indifesi davanti a lui, e si preparò a ricevere colui che solo egli stesso, Drona e Karna potevano fronteggiare.

  E il fantastico duello cominciò.

  Le frecce che scaturivano dai loro archi erano così numerose che il sole ne fu oscurato, perchè quelle, scagliate con maestria sovrannaturale, si scontravano in cielo sprizzando scintille. Talvolta Arjuna deviava con una freccia cento di quelle di Bhishma, e altre volte l'anziano riuscì con una sola a spezzarne cento di quelle dell'avversario: ne risultò uno spettacolo meraviglioso. Molti guerrieri sospesero persino i duelli in atto per guardare i due sciorinare i loro repertori marziali umani e divini.

  Ad un certo momento Bhishma cominciò ad avere la peggio. Ma accortosi che il comandante delle sue truppe veniva pressato con violenza, Duryodhana, seguito da Drona, Vikarna e Jayadratha accorse in suo aiuto. Pure il Pandava, il cui arco sembrava un cerchio di fuoco emanante armi micidiali, li tenne tutti lontani. Immediatamente anche Satyaki ed altri valorosi corsero in aiuto del maestro e si potrà concepire con gran facilità cosa potè causare un accentramento di forze di tale portata. Arjuna e Krishna sembravano presenti in più punti contemporaneamente, e ovunque venivano visti il risultato era sempre lo stesso: morte e distruzione.

  Le prodezze di Bhishma del giorno precedente furono ripetute dal Pandava in quella sola mattinata; dinanzi a un Duryodhana sempre più allibito e incapace di reagire, il terzo figlio di Kunti distrusse una grossa porzione dell'esercito Kurava.

  Terrorizzato, Duryodhana corse da Bhishma.

  "Da come si stanno mettendo le cose, sembra che questa combinazione di Krishna e Arjuna causerà la nostra totale dissoluzione, e ciò sta accadendo perchè tu e gli altri non volete combattere al massimo delle vostre possibilità. Se tu solo lo volessi, potresti ucciderlo in un momento, ma lo ami troppo per farlo. Ah, se avessi Karna qui con me. Per favore, unisciti a Drona e agli altri e fermali."

  Punto da quelle parole e disgustato dall'atteggiamento del nipote Bhishma, maledicendo di essere nato kshatriya, avanzò in direzione di Arjuna e il duello tra i due riprese, affascinante come quello di Indra contro i più grandi asura.

  Intanto da un'altra parte del campo Drona e Drupada si erano ritrovati dopo tanto tempo di fronte e tutto il vecchio rancore era riesploso lì, a Kurukshetra. Aiutato da Drishtadyumna, Drupada stava già mettendo le forze dell'acarya a dura prova quando Bhima, nel vedere il suo generale impegnato in quell'aspra battaglia, lasciando dietro di sè solo morte e devastazione, accorse e mise Drona in grave difficoltà.

  Ma Duryodhana si accorse che il guru stava cominciando a vacillare sotto i colpi del nemico e mandò in suo soccorso il monarca di Kalinga con le sue truppe. Subito Bhima lasciò Drona a Virata e Drupada e si preparò a ricevere i nuovi arrivati. Mentre calava da solo contro le truppe, il Pandava si leccava le labbra: ne riuscì una distruzione totale: il re di Kalinga, i suoi figli e le sue truppe furono tutti trucidati da Bhima mentre i sopravvissuti, terrorizzati al solo sentire quei terribili ruggiti, fuggivano il più lontano possibile, ovunque non ci fosse il pericolo di incontrare ancora quel dio della morte.

  Intanto Shikhandi, Drishtadyumna e Satyaki, vedendo Bhima circondato di nemici, erano accorsi nella zona dove questi ancora danzava come un leone impazzito, mai sazio di vittime: e i quattro, uniti, agitarono le falangi nemiche come un mare in tempesta. Alla vista di un tale sterminio, Bhishma intervenne nel tentativo di dividerli; un giavellotto distrusse il carro di Bhima e lo mise in una posizione svantaggiosa, ma Satyaki intervenne, uccise l'auriga di Bhishma e lo costrinse alla ritirata. I due si congratularono vicendevolmente per i successi che avevano riportato.

  Era mezzogiorno.

  In un'altra parte del campo Asvatthama stava causando serie difficoltà ai figli di Draupadi, ma Abhimanyu accorse e salvò i cugini dalla rabbia del brahmana. Tanto si muoveva con grazia ed efficacia sul campo di battaglia che sembrava un secondo Arjuna.

  Per tutto il pomeriggio padre e figlio seminarono il terrore dovunque si trovassero.

  Fu verso sera che Bhishma e Drona si incontrarono, e ambedue esternarono serie preoccupazioni al riguardo delle gesta del Pandava.

  "Oggi Arjuna è talmente furioso che non si può contenere," disse il primo. "Neanch'io riesco a fermarlo. Per nostra fortuna il sole sta tramontando. Ordiniamo subito la ritirata; domani vedremo cosa fare."

  Calò la sera, e tutti tornarono nelle proprie tende.

  Gli eroi Kurava erano visibilmente preoccupati, i soldati semplici terrorizzati. L'armata aveva cominciato a perdere i primi grandi: Kalinga, Sakradeva, Bhanuman e tanti altri erano caduti, e quasi l'intera armata Kalinga era stata distrutta da Bhima.

  Solo nella sua tenda, Duryodhana sconsolatissimo cominciava a realizzare che quella guerra non sarebbe finita tanto velocemente come aveva immaginato la sera precedente. Come in un incubo, non riusciva a cancellare l'immagine di Arjuna e Bhima che massacravano i suoi soldati con impeto inaudito. Quella sera per la prima volta cominciava a scorgere delle verità nelle parole di Bhishma, di Vidura e di tanti altri, i quali avevano sempre tentato di metterlo in guardia riguardo alla forza dei cugini. Ma fino a quel giorno non aveva mai realizzato quanto fossero forti in realtà.

  Nell'altro accampamento si respirava ben altra atmosfera. Tutti, in special modo gli eroi della giornata, e cioè Bhima, Arjuna e Abhimanyu erano in visibilio per come era andata quella giornata di combattimento.

91
Il terzo giorno

  La disfatta del giorno precedente aveva messo in guardia Bhishma, che organizzò più prudentemente i suoi eserciti nella formazione garuda. Nel becco del gigantesco uccello s'era posto egli stesso; negli occhi stazionavano Drona e Kritavarma; Asvatthama e Kripa, con i loro battaglioni, formavano la testa; i Trigarta e Jayadratha erano nel collo, ed il corpo era formato da Duryodhana con tutti i suoi fratelli. Nella coda infine c'era Brihadbala, il re di Koshala. Tutti erano ovviamente accompagnati dalle rispettive armate.

  Prima di lanciarsi ancora all'attacco, Bhishma parlò ai soldati, rinnovando in loro il coraggio che sembravano avere smarrito.

  Quando Arjuna vide la formazione nemica avanzare verso di loro, si consultò con Drishtadyumna: i due decisero di rispondere all'attacco con l'assetto a mezzaluna. Nella prima punta, con la sua armata, c'era Bhima; lungo il fianco, in crescente densità, Drupada e Virata; poi Nila e Drishtaketu; dopodichè si ammiravano il possente Drishtadyumna e suo fratello Shikhandi; seguivano Yudhisthira con il suo esercito di elefanti, Satyaki e i cinque figli di Draupadi. Anche Abhimanyu e il fratellastro Iravan erano nelle vicinanze. Infine Ghatotkacha e i Kekaya. All'altra punta, incutendo terrore a chiunque li guardasse, si erano posti Arjuna e Krishna, che teneva le redini in mano. Tutti erano ansiosi di tornare al combattimento.

  Bhishma, con il suono della sua conchiglia, diede il segnale dell'inizio della battaglia.

  In un fitto polverone che impediva una chiara visuale, l'anziano, aiutato da Drona, fu affrontato da Bhima e dal figlio Ghatotkacha; ma gli sforzi dei due eroi non servirono ad impedirgli il solito immane massacro. Simile a un enorme fuoco che muovendosi fra batuffoli di cotone, l'incendia in un batter d'occhio, Bhishma fece il vuoto attorno a sè, costringendo ancora una volta Arjuna a dirigersi verso di lui. Vedendolo arrivare, i soldati che coprivano le spalle al Kurava si batterono al massimo delle loro forze, volendo permettere al loro generale di continuare la sua opera di devastazione. Shakuni riuscì persino a distruggere il carro di Satyaki, ma non riuscì ad ucciderlo. L'eroe Vrishni saltò sul carro di Abhimanyu, dal quale continuò a combattere.

  E mentre Bhishma e Drona si dirigevano verso Yudhisthira, che intanto veniva protetto dai gemelli di Madri, la confusione diventò indescrivibile.

  Chi si mise veramente in luce, quel giorno, fu Ghatotkacha, che si mosse con furia terribile, incutendo spavento ancora più di quanto avesse fatto il padre sino ad allora. Scontratosi con Duryodhana e il suo battaglione, lo annientò completamente, risparmiando quet'ultimo solo per non rompere il giuramento del padre.

  Vedendolo combattere come ispirato, Bhima accorse e si scagliò contro l'odiato nemico, che potè salvarsi solo grazie all'intervento dei due anziani maestri. Essi riuscirono a portarlo fuori dal campo e a farlo curare dalle numerose ferite che gli erano state inferte. Passarono pochi minuti e Duryodhana tornò, in tempo per vedere la sua armata martoriata dai prodigi di Bhima e di Satyaki. Non sopportando la vista di tale carneficina, corse da Bhishma.

  "Perchè guardate quei due massacrare i nostri uomini e non fate nulla per impedirlo?" gridò infuriato. "Eppure tu sei ancora in vita, e anche Drona, e suo figlio Asvatthama, perciò come potete permettere che tutto ciò accada? Potevate dirlo subito che amate i Pandava così tanto da volere la loro vittoria. Se avete già perso la voglia di lottare ditemelo, e io chiederò a Karna di venire a combattere per me."

  Bhishma lo guardò e gli rise in faccia.

  "Sono anni che ti sto dicendo che i Pandava non possono essere vinti, che persino Indra stesso non sarebbe in grado di affrontarli in battaglia; ma non hai mai voluto ascoltarmi, non hai mai voluto prestare attenzione a ciò che ti dicevo. Tutti noi stiamo facendo ciò che è nelle nostre capacità, specialmente io che sono oramai vecchio e non posso fare più di quanto non stia già facendo."

  Ma poichè Duryodhana continuava a rimproverarlo Bhishma, punto dalle parole aspre del nipote, si lanciò con furia decuplicata nella mischia.

  E la situazione di quella mattina, che era stata fin troppo favorevole ai Pandava, si capovolse al punto che tutti dovettero risvegliarsi alla dura realtà di quella presenza asfissiante. L'arco del vecchio guerriero sembrava cantare, e il sibilo delle frecce, che correvano alla velocità della luce, ne era l'accompagnamento. Colpiti a centinaia, i soldati Pandava cadevano mutilati e fiumi di sangue ripresero a scorrere: lo stesso Bhishma sembrava correre alla velocità delle sue frecce.

  Accorgendosi di quell'esplosione di aggressività, Arjuna tentò di opporsi, ma gli riusciva difficile individuarlo: in un momento sembrava materializzarsi a est, l'istante dopo a ovest, in altri ancora non riusciva a vederlo affatto. Sembrava che Bhishma avesse preteso il palcoscenico del campo tutto per sè, che solo lui ne fosse diventato il protagonista, e che il suo solo desiderio fosse diventato ad un tratto distruggere, senza l'aiuto di nessuno, l'intera armata dei Pandava. Vedendo tutto ciò, Krishna rimproverò l'amico Arjuna.

  "Perchè guardi questo massacro e non intervieni? Tu potresti fermarlo e non lo fai perchè ami e rispetti questo grande uomo; ma hai dimenticato il tuo dovere di kshatriya? hai dimenticato i soprusi che hai dovuto subire dai Kurava? e la promessa che mi hai fatto?"

  "Guida il carro dove si trova ora il grande Bhishma," ribattè il Pandava in tono risoluto.

  E i due si scontrarono ancora.

  Il combattimento elegante ma efficace di Arjuna fu applaudito apertamente da Bhishma, il quale man mano che questi sciorinava il suo vasto repertorio di maestria marziale, sottolineava quelle meraviglie gridandogli: "Ben fatto!", oppure, "bravo Arjuna!", oppure, "continua così, figlio di Indra." Ma nonostante fosse in totale ammirazione per il nipote, egli combatteva sempre con rabbia tremenda. Arjuna invece si manteneva morbido, quasi gentile, parendo timoroso di offendere quella grande personalità. Tutti lo notarono. Krishna guardò Satyaki.

  "Amico mio," gli disse, "io ho promesso a Draupadi di vendicarla di tutte le sofferenze che ha subito, e ho anche promesso di liberare questo pianeta dall'assillo degli asura. Ma Arjuna ama troppo i suoi parenti e i suoi maestri, rispetta troppo Bhishma e Drona e non mette cuore nella battaglia. Se continua così, non riusciremo mai a vincere. Ora, siccome la mia promessa non può mai riuscire vana e giacchè non vuole prestarsi al mio servizio, farò io ciò che avrebbe dovuto compiere lui."

  E mentre parlava con Satyaki, la sua furia aumentava visibilmente, finchè il divino Krishna abbandonò la forma umana e assunse quella del distruttore Narayana. Non appena ebbe assunto tale aspetto, pensò alla sua arma, il Sudarshana che immediatamente, brillante come mille soli, comparve nella sua mano destra. Era terribile e nel contempo affascinante vederlo sul carro di Arjuna con il disco che gli girava a una velocità vertiginosa intorno all'indice destro. Tra nuvole di polvere Krishna saltò giù dal carro, con il cipiglio di un leone infuriato.

  Tutti, fermandosi, pensarono:

  "Ora Krishna distruggerà il mondo intero."

  Nessuno poteva distogliere lo sguardo da quell'immagine. E mentre avanzava verso Bhishma con tutta l'intenzione di ucciderlo sul posto, le gocce di sudore si mischiavano alla polvere, mentre i suoi lunghi capelli venivano mossi delicatamente dal vento.

  A quella scena fantastica, Bhishma scese dal carro e s'inginocchiò in terra.

  "O Signore dei Signori," pregò con umiltà, "io mi inchino davanti a Te. Non merito l'onore della Tua furia quando potresti distruggermi semplicemente volendolo. Ma poichè vuoi benedirmi, ti scagli contro di me brandendo Sudarshana. O Narayana, non può esserci gloria più grande di questa. Vieni, dunque; togliendomi la vita mi libererai della compagnia empia dei Kurava."

  Vedendo Krishna che si avvicinava minacciosamente all'anziano eroe, Arjuna saltò giù dal carro e gli corse dietro, afferrandolo il Signore per il braccio che brandiva il disco. Poi cadde ai suoi piedi.

  "Amico mio, non devi rompere un giuramento per colpa mia: tu hai promesso che non avresti preso le armi in questa battaglia. Ora se tu lo facessi, la tua reputazione verrebbe compromessa. Non adirarti con me, non uccidere Bhishma personalmente; io ti giuro che lo fronteggerò con maggiore impegno e che lo fermerò."

  Placato dalle parole di Arjuna, Krishna tornò sul carro e riprese le redini in mano: poi alzò la conchiglia trascendentale panchajanya e la suonò con forza, imitato dal Pandava. Quei suoni fecero perdere ai loro nemici ogni coraggio, ogni speranza di vittoria. Scosso dall'insolita visione del volto furioso di Krishna, quel giorno Arjuna combattè come non mai, usando contro Bhishma le sue armi celestiali e causando una terribile carneficina.

  Fu una grande fortuna per i Kurava che mancasse poco al tramonto, cosicchè i generali Kurava poterono richiamare i loro eserciti. Qualora la battaglia fosse continuata, Arjuna avrebbe distrutto l'intero esercito nemico quella sera stessa.

  Nella sua tenda, Duryodhana era l'immagine della disperazione. Per la prima volta aveva visto le terribili capacità del cugino, e ne era terrorizzato.

  Poi, scesa la notte, trovò un pò di sollievo nel sonno.

92
Il quarto giorno

  Il quarto giorno ripropose i soliti temi: Bhishma da una parte, Arjuna dall'altra imperversarono nelle file nemiche, seminando morte e terrore.
  Ma quella mattina anche Abhimanyu fu tremendo. Sembrava addirittura che non ci fosse differenza tra il padre e il figlio: quest'ultimo infatti con le sue prodezze stupì moltissimo i soldati amici e nemici, che non riuscivano a capacitarsi di come un ragazzo appena sedicenne potesse combattere in quel modo. Vedendolo opprimere celebri guerrieri quali Bhishma, Shalya, Citrasena e Asvatthama, Arjuna intanto lo incoraggiava e lo applaudiva, lanciando grida guerriere. Comunque per non correre rischi, Drishtadyumna era lì pronto ad aiutarlo.

  Quella mattina cadde un altro eroe, il figlio di Shala, ucciso dalla mazza di Drishtadyumna. Vedendolo cadere al terreno senza vita il padre, con le lacrime agli occhi, accorse per vendicarlo, e con lui Shalya; in quel punto del campo lo scompiglio divenne frenetico.

  Più in là intanto Satyaki veniva apertamente applaudito per essere riuscito a mettere in fuga il rakshasa Alambusha.

  A un certo punto della giornata, per nulla dimentico del suo voto di uccidere personalmente tutti i figli di Dritarashtra, Bhima ne adocchiò un gruppo e si lanciò contro di esso, ingaggiando subito una lotta furibonda. Appena Duryodhana vide la scena, impaurito per la vita dei fratelli, accorse e si battè con valore; ma il Pandava non sembrava affatto preoccupato del numero degli avversari che tentavano invano di proteggere i figli di Dritarashtra, e continuava la sua opera di distruzione, uccidendo senza alcuna discriminazione uomini, cavalli ed elefanti. Per tutto il tempo danzò alla stregua di un leone inferocito che ha trovato le sue prede. E quando quello stato di esaltazione fu giunto all'apice Bhima, con la mazza sollevata sopra la testa, corse contro i figli di Dritarashtra e con un tremendo colpo ne uccise il primo.

  "Ne mancano novantanove, ora," gridò in preda a un raptus omicida.

  Nel proferire quelle parole il tono della sua voce risultò spaventoso. Impazzito dalla furia ed ebbro, nel contempo, di gioia, ne uccise otto in pochi minuti. Sembrava completamente fuori di sè.

  Vedendolo in quello stato, Bhishma incaricò il grande Bhagadatta di proteggere i fratelli del re, sui quali incombeva quella tremenda minaccia. Il nobile monarca, che combatteva sulla groppa di Supratika, un magnifico, gigantesco elefante, si lanciò all'inseguimento di Bhima. Sotto l'incedere dei suoi zoccoli la terra sussultava, e tutti fuggivano per non essere calpestati. Appena furono vicini, l'anziano e venerabile Bhagadatta scagliò contro il Pandava un pesante giavellotto, colpendolo in pieno petto. Per la violenza del colpo, veloce e possente come un fulmine, Bhima svenne. Ghatotkacha vide il padre in difficoltà e corse in suo aiuto, riuscendo a mettere in fuga il re, che si era visto incapace di sostenere la furia del rakshasa. Bhima, che in pochi minuti aveva riacquistato i sensi, inseguì insieme a suo figlio inseguì Bhagadatta e la sua armata; e ripresero il combattimento.

  Preoccupato per quella micidiale accoppiata, e in ansia per la vita del re di Prajyotisha, Bhishma chiamò a sè diversi eroi, tutti molto forti, e con loro accorse sul posto in cui i due stavano compiendo un autentico massacro. Ma essi, per nulla impensieriti dall'accorrere di numerosi e valorosi nemici, si leccarono le labbra pregustando il piacere dell'imminente lotta. L'impatto fisico dei corpi fu terribile. Bhima e Ghatotkacha, in pochi istanti, spazzarono via migliaia di vite. Vedendoli più simili a spettri invasati che a uomini, Bhishma capì che non era possibile combattere contro di loro in quel momento e ordinò la ritirata.

  E per quarta volta da quando era iniziata la terribile battaglia di Kurukshetra, il sole tramontò.

  Nel loro accampamento i Pandava si complimentarono con Ghatotkacha. Sicuramente l'eroe della giornata era stato lui.

  Solo quando si ritrovarono nelle loro tende i Kurava realizzarono quanti morti avevano lasciato sul terreno: quel giorno avevano perso decine e decine di migliaia di soldati. Esausti e scoraggiati, tutti andarono a dormire senza quasi proferire parola.

  Ma Duryodhana no. Piangeva sconsolato, non riuscendo a scacciare l'immagine dei fratelli, uccisi da Bhima sotto i suoi stessi occhi. Pensava che se questi avesse continuato in quel modo li avrebbe avuti uno ad uno tutti massacrati: a tale pensiero sentì un tremito irrefrenabile invadergli il corpo. Tentò di dormire, ma dopo svariati e vani tentativi decise di andare a trovare Bhishma.

  "Otto dei miei fratelli sono stati uccisi," gli disse con tono dimesso, "e la furia di Bhima non sembra affatto placata. Come è potuto accadere? Tu, Drona, Kripa, Bhagadatta e tutti gli altri avete guardato senza intervenire e avete permesso questo tremendo eccidio. Io non sapevo che i Pandava e i loro alleati fossero così forti; credevo che questa battaglia si sarebbe conclusa in pochi giorni con la loro resa. Cosa sta accadendo? cosa li rende invincibili?"

  "Caro figliolo," gli rispose gentilmente Bhishma, "io te l'ho ripetuto per anni fino alla nausea: i Pandava sono più forti. Sbagli quando ci accusi di aver assistito all'uccisione dei tuoi fratelli senza intervenire. La spiegazione è molto più semplice: non abbiamo potuto fare niente per loro, come non abbiamo potuto farlo per tutti gli altri.

  "Sei ancora in tempo. Fai pace con Yudhisthira e vivi tranquillamente con gli amici e i parenti che ti rimangono. I Pandava sono pii e non rifiuteranno la tregua nè la pace. Se invece sceglierai di continuare sulla strada dell'empietà, allora ti dirò subito, se proprio lo vuoi sapere, cosa li rende invincibili: hanno Krishna dalla loro parte, ecco perchè nessuno, dico nessuno, può niente contro di loro. Riconsidera l'entità della nostra forza; quattro giorni di battaglia non sono bastati per farti aprire gli occhi sulla verità?"

  Duryodhana ascoltò le parole dell'anziano a testa bassa. Poi, senza aggiungere altro, uscì dalla tenda.

  Bhishma lo conosceva bene; sapeva che la sua natura era tale che mai avrebbe ammesso la sconfitta. Si sdraiò e provò a dormire, ma invano. Pensava al duello con Arjuna, a quali strabilianti capacità questi avesse dimostrato, e rivide anche l'incredibile Abhimanyu, che si faceva strada con la potenza di un tornado. E poi gli apparve la sua immagine preferita, Krishna, sulla quale meditava ogni giorno, con il bellissimo viso alterato dalla furia che, con Sudarshana nella mano, correva verso di lui intenzionato ad ucciderlo.

  Pensando al Signore, Bhishma dall'animo puro si addormentò.

93
Il quinto giorno

  All'alba del quinto giorno Bhishma, sommo maestro del Dhanur-veda, sistemò l'esercito secondo la forme del makara. A queste i Pandava risposero con la disposizione tattica del falco.

  Di nuovo i guerrieri si scontrarono con indicibile furore.

  Il rumore delle spade, il guizzo delle lance e delle frecce, il boato delle esplosioni delle varie armi celestiali e altre decine di spaventevoli fragori si mischiarono alle grida di guerra, ai richiami delle sfide, agli ordini dei comandanti e ai lamenti dei feriti e dei moribondi. Erano terribili scene di morte.

  Deciso a non lasciargli troppa iniziativa, Bhima si oppose al comandante nemico, ma la sua forza sovrumana non gli fu sufficiente. Così contro il figlio di Ganga dovette intervenire Arjuna, che riuscì a fatica a contenerne l'azione devastatrice. Bhima, d'altro canto, non si perse d'animo e, scorti alcuni figli di Dritarashtra nelle vicinanze, si lanciò al loro inseguimento. Duryodhana corse immediatamente da Drona.

  "Guarda Bhima: sta per lanciarsi contro i miei fratelli. Tu e gli altri cosa fate? Correte in loro aiuto!"

  "Sei uno sciocco," rispose con rabbia l'acarya. "E' inutile che ci rimproveri quando noi stiamo facendo il nostro meglio per portarti alla vittoria. Ma non ti rendi conto di quanto siano forti i tuoi odiati nemici?"

  E senza neanche aspettare la replica del discepolo, Drona tornò nel vivo della battaglia, ove fu prontamente affrontato da Satyaki. Il duello che ne scaturì fu spettacolare.

  Nel frattempo per la prima volta Bhishma e Shikhandi si erano ritrovati di fronte, faccia a faccia. Shikhandi non era altri che la reincarnazione di Amba che nella vita presente era rinata donna e solo in seguito, grazie a uno yaksha, aveva acquisito gli organi sessuali maschili. Non volendo rispondere agli attacchi dell'avversario, Bhishma subiva senza batter ciglio.

  Intanto Drona, che era seriamente impegnato in una lotta contro Satyaki, si accorse della situazione critica in cui si era ritrovato Bhishma e ricordò gli avvertimenti di Duryodhana: l'anziano doveva essere protetto da Shikhandi, perchè si sarebbe rifiutato di reagire ai suoi attacchi. Nonostante Bhishma fosse del tutto inerme davanti a lui, Shikhandi continuava a colpirlo, trafiggendolo con le sue frecce in più punti del corpo, tanto da farlo sanguinare abbondantemente. I cinque fratelli Pandava, vedendo il Panchala in posizione di vantaggio, si unirono a lui e attaccarono in forze. Il terreno era intriso di sangue e interamente lastricato di corpi, tanto che muoversi con i carri cominciava a essere difficoltoso. Arrivò a dar man forte anche Virata, che trafisse Bhishma con una freccia aguzza.

  Intanto Asvatthama e Arjuna avevano iniziato un furioso duello sotto gli occhi di Drona, che sorrideva deliziato nell'appurare quanto il figlio e il suo discepolo favorito avessero imparato a combattere. Ma Arjuna, per rispetto verso il figlio del guru, si spostò su un altro fronte ed evitò di continuare il duello.

  Bhima e Abhimanyu seguitavano a seminare panico: Duryodhana tentò di opporsi al prodigioso ragazzo mentre questi, penetrando all'interno della sua armata, la divideva in due parti; ma fu ferito gravemente al petto. Vedendo il padre in difficoltà, era intervenuto anche Lakshmana, ma anch'egli era stato ridotto a mal partito e salvato miracolosamente da Kripa.

  Quel giorno il discepolo favorito di Arjuna, Satyaki, era in forma smagliante; tutti riscontrarono in lui la stessa rapidità di movimenti, la stessa leggerezza di tocco e la stessa potenza del maestro. Ne ammirarono la grazia e l'efficacia delle azione, che costrinsero alla fuga l'acerrimo nemico Bhurishrava.

  Al tramonto Bhishma ordinò la ritirata; i superstiti, stanchi e feriti, tornarono all'accampamento.

  Quella sera fu Arjuna a sentirsi particolarmente depresso: odiava dover combattere contro l'amato nonno, contro il venerabile Drona, e Kripa e migliaia di altri amici e parenti. Odiava quella guerra e Duryodhana che l'aveva promossa.

94
Il sesto giorno

  Di prima mattina la battaglia divenne subito intensa come il giorno precedente. Drona preferì evitare lo scontro con Bhima e si concentrò sulla decimazione dei soldati. Anche lui, come Bhishma, non poteva concepire di uccidere nessuno dei Pandava.

  Ma approfittando di un momento di confusione il Pandava, forte al pari di diecimila elefanti, ordinò al suo auriga di puntare verso l'armata avversaria e di penetrarla; e allorchè i soldati lo videro sopraggiungere con il suo tipico cipiglio furibondo, ne furono terrorizzati. Si diffuse il panico.

  "Bhima sta arrivando; fuggiamo, o questo sarà il nostro ultimo momento di vita," gridavano.

  Lasciando dietro di sè lo scompiglio generale, penetrò nelle file nemiche con la rapidità del vento. Ma calcolò che la velocità dei cavalli non gli era sufficiente per cui, afferrata la gigantesca mazza, continuò la sua corsa a piedi con la stessa violenza di un uragano. Nessuno riusciva neanche a vederlo: il suo passaggio poteva essere dedotto solo dalla scia di distruzione che si lasciava dietro. Quando Drishtadyumna seppe che Bhima era penetrato nelle file nemiche senza l'aiuto delle truppe, preoccupatosi volle seguirlo.

  A un certo punto trovò Vishoka, l'auriga del Pandava.

  "Dov'è Bhima, il mio più caro amico? dov'è andato? perchè non è più sul suo carro?" gridò.

  "Egli non ha voluto la protezione del carro," rispose questi. "E' sceso con la sola mazza in mano ed è penetrato nelle fila nemiche a piedi. Io gli ho consigliato di non farlo, ma lui non ha voluto ascoltarmi."

  Drishtadyumna, che conosceva bene l'innata impulsività di Bhima, particolarmente in ansia, decise di continuare a cercarlo finchè non l'avesse trovato. E anch'egli si scagliò contro il nemico, incuneandosi sempre di più, e causando come già l'amico un'immane desolazione. Non andava alla cieca, aveva una traccia da seguire: ovunque vi fossero cadaveri di uomini e di animali ancora sanguinanti, il Pandava doveva essere passato di là da poco.

  D'un tratto riuscì a scorgerlo mentre, fumante rabbia e terribile come il dio della morte, era attorniato da migliaia di nemici. Accortosi dell'arrivo di Drishtadyumna, Bhima gli lanciò uno sguardo compiaciuto. I due continuarono a combattere insieme con terribile efficacia. Alla vista dei due maharatha che fronteggiavano i suoi soldati, Duryodhana si preoccupò di quello che avrebbero potuto causare. Mandò un gruppo dei suoi fratelli più forti a proteggere le truppe.

  Dopo aver messo in fuga Drupada, Drona s'accorse che molti fratelli del re erano nelle vicinanze di Bhima: correvano perciò un pericolo mortale. E cercò di aiutarli. Ma quando, sulla scia dei Pandava, arrivò anche Abhimanyu, divenne inenarrabile la carneficina che ne scaturì. Terrorizzati da quel trio di indiavolati, i figli di Dritarashtra fuggirono precipitosamente; l'unico che rimase fu Vikarna, che ingaggiò un favoloso duello contro Abhimanyu, durante il quale fu impossibile determinare chi tra i due fosse il migliore.

  Duryodhana vide i suoi fratelli scappare e si scagliò contro il figlio di Pandu, ma riuscì a malapena a mantenere salva la vita. Alla fuga del re Kurava seguì un grande massacro.

  Durante quei durissimi scontri, il sole tramontò. Subito dopo le milizie si ritirarono.

  La sera Bhishma andò nella tenda di Duryodhana, che soffriva penosamente per le ferite inflittegli da Bhima e lo curò con degli infusi di erbe. Pure la pena causatagli dalle ferite era ben poca cosa in confronto al dolore che gli procurava il suo orgoglio deluso. Una giostra di immagini gli affollava in continuazione la mente ed ognuna riproduceva nitidamente il ghigno furioso di Bhima, l'abilità guerriera di Arjuna e di Abhimanyu, le sue truppe trucidate sul campo.

continua...


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