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Dialoghi di un Faraone XXXVIII

 

Il Faraone Nemathap, Amenemhat e la piccola comitiva arrivarono al tramonto a  Poseidone. Furono ricevuti dai familiari e ausiliari diretti dell'imperatore, conforme il protocollo, e condotti ai rispettivi alloggi, certi che sarebbero stati ricevuti formalmente subito dopo nella serata. Tutte le occhiate erano per la piccola regina di 16 anni. Il fatto che destava la curiosità generale era che tutti i cosiddetti figli degli Dei conosciuti non erano di bell'aspetto. Sempre calvi, erano bassi, magri, occhi neri poco espressivi e di pelle aspra.

Ma, la figlia del faraone d'Egitto era delicata e bella. Se non fosse per la sua testa allungata, e per la sua parrucca,  avrebbe potuto essere confusa con una comune terrestre. Amenemhat rispondeva ai complimenti ricevuti, accennando con delle rose rosse che aveva portato e si incantava con quella spontaneità di tutti. In Egitto non c'era tanto tumulto con il suo arrivo o la sua presenza. Il costume della sua terra era la discrezione e il rispetto quasi monastico per i governanti.

Il Faraone e la sua piccola comitiva erano riservati in una splendida costruzione rotonda con una cupola azzurra sulla cima di una collina. Sulla cima della residenza c'erano anelli dorati e la stessa era prossima ad una grande fonte  che sgorgava pure acque azzurre.

Amenemhat e le sue ancelle furono alloggiate in una grande stanza riccamente decorata e confortevole in uno degli appartamenti della residenza. Ella era radiosa. Era un lusso esagerato, giacchè in Egitto, le costruzioni e l'interno delle case, Templi e locali di riunione avevano altri motivi nella decorazione  e tutti gli ambienti erano più "vuoti". Si poteva dire che lì tutto era profano, comparato alla sobrietà, descrizione e austerità nella sua casa per tutto l'Egitto.

Una delle ancelle, della sua età, fu felicissima di aiutare la piccola con gli effetti imperiali che erano stati lasciti lì dai reggenti di Poseidone.

Amenemhat allora, dopo essere stata lavata dalle sue ancelle, massaggiata con unguenti profumati, vestì una bianca tunica di lino reale. Era un lino bianco, e trasparente. Una tunica lunga, interamente plissata, regolata da una cintura d'oro a forma di serpente.

Sul suo collo, fino e grazioso come un gambo di un fiore Amenemhat mise un largo collier chiamato ousekh. Esso era di sei  fini catene di oro, infilate da grandi perle. Nelle sue braccia delicate, brillavano bracciali d'oro e turchesi con chiusure in corallo. 

Un passerotto entrò nella camera e richiamò un grido dell'ancella. Amenemhat rise contenta con lo spavento della bambina. Il riso di   Amenemhat era sonoro e i suoi denti brillavano con risplendente biancore. Si, di fatto era una figlia degli dei, benedetta per la sua origine e per la bellezza. Al percepire che la sua presenza incantava decine di ancelle,  Amenemhat  se divertiva con la sua vanità di recente scoperta. 

Nella sua stanza, dinanzi allo specchio d'argento lucido, ella era felice per la calorosa accoglienza. sospirava guardando la propria immagine ed ammirando compiaciuta la sua bellezza. Ella osservava la linea armoniosa del viso, la delicatezza delle orecchie, ornate da lunghi orecchini d'oro, lo strano caloroso dei grandi occhi neri e profondi come quelli degl'altri figli degli Dei. Il suo volto era magro, ma aveva guance rotonde, la pelle fine, morbida, quasi dorata come l'ambra toccata dalla luce solare. Le sue narici erano diritte, la bocca carnosa, era truccata con il rosso delle more. Sopra il capo liscio e  raso, ella aveva collocato una bella parrucca nera che cadeva graziosamente sulle sue delicate spalle.

Amenemhat osservava sulla tavola gli innumerevoli  vasi di alabastro contenenti creme, oli aromatici e profumi a base di rose, almiscar e sandalo.

Ella non conosceva così tante creme e profumi nella sua casa d'Egitto. Cresciuta senza sua madre e nella comprensione della vita spirituale, attraverso suo padre ed il Sommo-Sacerdote dall'infanzia, ella non era stata tanto stimolata ad adornarsi ed abbellirsi.

Già alla sera, l'Imperatore di Poseidone ricevette il Faraone e sua figlia. In un ampio salone all'aria aperta, completamente  pieno, erano presenti tutti i grandi sacerdoti vestiti con le loro lunghe tuniche di lino porpora bordate di gigli d'argento.

C'erano pure gli Alti Dignitari di Corte di diversi governanti di altri popoli legati al governo di Poseidone. Tra loro, i rappresentanti del Governo Incas.

Il Faraone usava le vesti cerimoniali con la corona d'Egitto bianca e rossa(colori che dopo nel nostro tempo sarebbero usate per identificare l'Alto e Basso Egitto). Aveva nelle mani lo scettro d'oro ricoperto di fili di rete rossa, azzurra e gialla, simboli della religione e del potere imperiale. Egli usava pure un larga catena a tre giri avente un medaglione con un bel scarabeo di onice ed una una formula incisa.

Quando si presentò al lato del Faraone usando perle egizie e i simboli dell'iniziazione, occhiate di ammirazione la circondarono da ogni lato, facendola vergognare. Amenemhat felice con i suoi incanti di donna raramente apprezzati in Egitto, usava la rete per capelli delle Regine - leggera e luminosa - di oro laminato in forma di appendice, coprendo il capo rasato e lungo che denunciava la sua origine extraterrestre.

L'Imperatore invitò i due a sedere al suo lato in seggi alti con piedi a forma di artigli di leone.

Al segnale dell'Imperatore di Poseidone, iniziò la cerimonia. Si ascoltò un grande saluto all'invitato, fatto da un coro di cantori giovanili. 

“Salve o Figlio del Sole, Guardiano della Verità!”.

Salve o Poderoso!

Salve o Sacerdote, Reggente dall'Eternità!”.

Il saluto continuò ancora un poco, risaltando i poteri spirituali del governante d'Egitto. Dopo il coro salutò la giovane regina.

“O grande Dea celeste!”.

Stendi le tue ali protettrici sopra noi

Per  tanto tempo quanto brilli

Le stelle immortali “.

Dopo la presentazione dei musici e terminato il ricevimento iniziale, con lo scambio dei doni e di alcune parole, l'Imperatore invitò tutti a dirigersi verso il Tempio centrale, il più grandioso di Poseidone che restava al lato del grande salone. Nell'accesso al Tempio  c'erano belle statue di pietra di sfinge con fisionomia di montone.

Molto tempo dopo nel tempio di Luxor,  un grande viale con sfingi simili fu costruito con maggior splendore dai Reali Egizi.

Nel tempio Centrale  si sarebbe avuto un incontro con tutti gli invitati governanti e dopo un incontro riservato tra il faraone e l'Imperatore.

Mentre il Faraone manteneva conversazione con tutti, Amenemhat osservava all'interno del tempio un grande cortile di marmo bianco dove gli invitati formavano piccoli gruppi.

Accompagnata dalle figlie dell'Imperatore, ella si allontanò verso il giardino esterno e passò ad osservare le rotondità del Tempio circondato con immensi cristalli azzurri, montati  su aste dorate a forma di fiori, stelle e che irradiavano una soave luce azzurra intorno.

Dietro al grande Tempio Dorato e Bianco c'era la Casa di Cura, dove si studiava Medicina; la Casa della resurrezione, dove si realizzavano i riti diversi e pochi ne avevano accesso. Al lato si potevano vedere  le stanze dei sacerdoti e degli scribi. Più lontano c'erano le stanze delle Sacerdotesse e dei novizi.

Di fronte al tempio c'era il lago sacro, al centro dell'isola, con le sue acque azzurre e cristalline.

Informata dalle figlie dell'Imperatore che quelle acque erano vulcaniche e curative e che nelle sue profondità erano le rovine del Tempio della Grande Atlantide, sorvegliate dai delfini, Amenemhat  si trattenne per non tuffarsi in quelle pure acque azzurre tanto invitanti.

Le figlie dell'Imperatore volevano sapere tutto sull'Egitto e sulla sua vita come regina tanto giovane. Le due figlie dell'Imperatore spiegarono ad Amenemhat come le acque nascevano dal fondo dell'oceano e scendevano per canali circolari dell'isola, facilitando il traffico delle imbarcazioni.

Durante l'incontro riservato, l'Imperatore invitò il Faraone a tenere una lezione ai suoi pupilli diretti. Restò inteso che questa lezione sarebbe avvenuta nella serata nel cortile esterno del Tempio, prima della sua partenza il giorno seguente.

La mattinata, già era riservata alle istruzioni con il piccolo gruppo sulle attività della gerarchia nell'isola.

Il Faraone era rimasto con l'Imperatore sino al mattino, dopo essersi riunito con i sacerdoti, membri delle Gerarchie di altri Governi e trattato varie decisioni tanto sul commercio, ricerche, come sulla sicurezza. Su questo ultimo argomento, c'era la guardia al registro della storia del Continente di Atlantide prima dell'affondamento della grande isola e il suo smembramento nelle isole di Ruta e Daitia che erano in Poseidone.

Nel mattino seguente, Amenemhat si alzò senza farsi notare con la sua biancheria intima di lino bianco, corse segretamente per un tuffo nelle sacre acque del Tempio Principale. Certamente non aveva chiesto a suo padre, poichè sapeva quale sarebbe stata la risposta.

Era una sensazione rara quell'acqua riscaldata e una leggera energia avvolgendo il suo corpo. In quei minuti di pace lontano dai protocolli e dalla presenza di estranei, Amenemhat ricordava la sua vita in Egitto e la sua scelta per l'Iniziazione.

Lì, nel conforto e nel piacere, l'Iniziazione non era tanto prioritaria come le sembrava quando era a casa. In Egitto, come regina, quanto più potere, dominio e conoscenza dei misteri  meglio ella avrebbe potuto governare. L'Iniziazione le avrebbe potuto dare potere e forza uguale a suo padre - ella pensava.

Ma ,  era appena un'adolescente, facente una  birichinata  normale  ai suoi 16 anni. Era felice con tanti elogi e non preoccupata, osservando i rari e differenti uccelli dell'isola, la vegetazione , l'azzurro del cielo e la mite brezza dell'alba.

Però, subito, quando il sole si aprì completamente tra il fogliame, Amenemhat prese coscienza di sè, del luogo e della sua responsabilità. Immediatamente tornò alle sue stanze con un bel sorriso ed e un nuovo brillore negli occhi. Ella aveva scoperto il piacere del conforto della vita materiale. Quel mattino, l'attendeva un passeggio sulla città di Poseidone ed istruzioni con il gruppo di iniziati.

 

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